Il moralismo fiscale europeo è asociale

Con le budella dell’ultimo manager di Facebook impiccheremo l’ultimo dirigente di Google? Ciclicamente l’opinione pubblica s’interroga sulla natura ambigua e sfuggente delle multinazionali americane, specie quelle hi-tech che non seminano stabilimenti industriali ma raccolgono fatturati, trovando il modo di condividerne il meno possibile col fisco.
11 AGO 20
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Con le budella dell’ultimo manager di Facebook impiccheremo l’ultimo dirigente di Google? Ciclicamente l’opinione pubblica s’interroga sulla natura ambigua e sfuggente delle multinazionali americane, specie quelle hi-tech che non seminano stabilimenti industriali ma raccolgono fatturati, trovando il modo di condividerne il meno possibile col fisco. Nulla di illegale, per carità: ed è questo che indigna ancor di più i moralisti della gabella. Buon ultimo il quotidiano britannico Independent, che ieri ha sparato ad alzo zero sui due colossi della Silicon Valley, definendo Facebook “l’antisocial newtork”.
L’anno scorso, il gruppo fondato da Mark Zuckerberg ha estratto almeno 175 milioni di sterline dal mercato britannico, ma nei forzieri di Sua Maestà ha versato appena 238 mila sterline. In modo meno sfacciato, ma ugualmente sproporzionato, Google ha realizzato ricavi per 395 milioni di euro pagandone solo 6 come imposta sul reddito d’impresa. Beffa? Paradosso? In realtà sillogismo sbagliato: da premesse parziali, infatti, vengono dedotte conclusioni fuorvianti. Le premesse sono parziali perché, sebbene con alchimie contabili queste e altre aziende abbiano risparmiato (e molto) sull’imposizione diretta, esse contribuiscono all’erario più di quanto si veda a occhio nudo: acquistano beni e servizi su cui pagano imposte indirette, pagano stipendi e relativi tributi, e con i loro prodotti migliorano il benessere della società rendendola più dinamica e più ricca (e, quindi, aiutano la base imponibile alla quale lo Scacchiere può attingere). Ma, soprattutto, se Facebook e Google e altri scappano (fiscalmente) dalla Gran Bretagna, così come scappano dall’Italia, è perché, da aziende globali quali sono, cercano di organizzarsi in modo da minimizzare la quantità di risorse che gli viene estratta dal fisco.
L’allergia delle multinazionali alle nazioni europee, dunque, non è spia della loro cattiveria ma, più realisticamente, dell’insostenibilità dei nostri sistemi tributari, eccessivi nel prelievo e spesso aggressivi nei metodi di riscossione. Se dobbiamo trarne una lezione, è la stessa che dovrebbe dedurre un ristoratore osservando che i suoi clienti migliori prenotano il tavolo dal concorrente: non è che siano maleducati, è che il rapporto qualità/prezzo dei suoi servigi non è competitivo. Maltrattando i suoi “ospiti”, l’Europa accelera soltanto il suo declino.